DIALOGHI GENERAZIONALI: BREVE ELOGIO DEL BELLO

Minuto 29’ del secondo tempo.
L’Inter è in vantaggio per 3 a 1 contro una Samp stupita.
Stupita nel senso che senza aspettarselo, la sponda blucerchiata illuminata dalla lanterna, aveva trovato il primo gol della sua partita. Stupita anche perché, di fatto, stava vedendo l’Inter migliore degli ultimi anni. Spalletti decide di togliere Vecino per farlo rifiatare. Inserisce Joao Mario, pensando anche di sfruttare la qualità del portoghese negli strappi. Pensando, ma non lo dirà mai, di averla già vinta.

Non tutte le idee possono dirsi buone. Prendete me ad esempio. Una volta ho pensato di inventare un particolare marchingegno che traducesse in musica le mie scorregge, poi è arrivato Gazzelle. South Park ci fece una puntata simile e abbandonai.

In quel momento preciso della partita, venendo a mancare la corsa ragionata tipica dell’uruguagio, l’Inter è andata in crisi. Ora capite perché Matias Vecino da Canelones viene chiamato “el Mate”, è rigenerante.

Fino a quel punto, considerata anche la pigra serata di San Samir, annoiato dai complimenti e obbligato a dimostrare la sua umanità con errori grossolani, l’Inter aveva dominato. Tanto che ho cambiato frequentemente il contrasto alla mia tv pensando stesse giocando una qualunque altra squadra.
Invece no. Le tinte erano quelle giuste e i miei occhi strabuzzavano frequenti su ogni triangolazione riuscita.

La partita si apre con una Samp leggermente più tonica e un Inter che mio fratello etichetta subito come:  “stranamente molle”. Sono passati solo 5 minuti.
Infatti pur di smentirlo Candreva prende le misure con una mina di poco a lato poi D’Ambrosio spreca un cioccolatino di Perisic utile anche ai fini fantacalcistici.
Al minuto 19 per qualche combinazione fortuita (leggi buon angolo di Candreva) Vecino la spizza e la palla carambola su Skriniar. “Nome di squadra in testa all’altra metà della classifica” si avventa sulla palla con lo sguardo di un falco per i figli, quel ciccione di Puggioni va giù in slow motion.

1 a 0 Inter.

Da lì in poi è un soliloquio a tinte nerazzurre.
Lo si capisce soprattutto nel momento in cui Nagatomo lancia Icardi, Puggioni anticipa. Stanco dalla corsetta, il portiere blucerchiato, arriva poco lucido sul pallone calciando malissimo e rasoterra una palla che cammina e incespica 20 metri di erba. Ivan Perisc ci arriva in coordinazione perfetta. Da 45 metri circa, con mille frecce a sua disposizione, il croato lancia l’arco. La traiettoria è una pennellata perfetta. Il gesto è di quelli che si provano al campetto in riscaldamento. La palla, estasiata anch’essa, rimane in aria 4 secondi. “Guardatemi, sto volando!” Urla la sfera. Prima di sbattere per terra e toccare il palo interno.

4 secondi. Una meteora.
4 secondi. Un urlo di stupore per l’intera durata del viaggio.
4 secondi per 40 di applausi.

 

Ma Ivan non è solo questo.  Il merito più grande di Spalletti è stato quello di stabilizzarne il talento durante l’interezza dei novanta minuti. Il croato è improvvisamente diventato una fusione tra Apollo e Dioniso. Tanto bello quanto pratico. Il fioretto sul palo, la sciabola di sinistro sulla traversa, il recupero su Quagliarella agli sgoccioli dell’incontro. Alpha e Omega del credo Spallettiano. Da quale laboratorio croato fosti concepito? Così grande, così utile.

Poi in area si manifesta viperino Icardi.
Ammetterà di avercela con se stesso per un contropiede due contro uno sbagliato su un errore doriano.
Così mi piaci Mauro! Giochiamo tanto bene che in seguito al secondo gol, il telecronista di Sky si sofferma sui colori della compagna del 9 argentino.

“Ma non era mora, ahh era una parrucca
Il giornalismo d’assalto.
La seconda voce rimane in un silenzio assordante che sa di gelosia. Poi esplode.
“Hai visto le foto?”

“Se andassero a puttane non concluderebbero nulla”
“dici?”
“guarda quella! La voglio rivedere, Fabio, così per ore e ore. Bergomi è il collante del matrimonio di Caressa

Poi finito il primo tempo si ritorna al vero.

“Hai ragione” dice mio fratello “Borja indica a tutti cosa fare”
“Se esce lui, D’Ambrosio comincia a correre su se stesso tipo criceto”
“Sarebbe un casino, Gagliardini con le dita nel naso, Candreva comincerebbe ad azzeccare i cross”.
Un futuro distopico che non vogliamo vedere.
A proposito di cross. Il bell’Antonio ha cominciato a metterle dietro le palle dal fondo. Il problema ora è abituare i suoi compagni a non correre a caso in area sperando gli cada in testa la sfera.

Dal profilo Instagram di Perisic “Il bell’Antonio”

Gagliardini dimostra, ancora una volta, la sua imprescindibilità nell’assetto neroazzurro. Il Lider maximo di Certaldo gli ha imposto di non attaccare, essere cerniera tra i reparti, cucire gli strappi di Vecino e coprire Borja. Aggiungendo a tutto questo la leggerezza della gioventù.
Robertino si applica da bravo soldatino. Poi gli tolgono il collega di reparto e si accartoccia in se stesso.
Mio padre lo vede “Più forte di Oriali”.
Mio padre ha un cuore enorme.
Anche San Siro nel momento in cui si alza in piedi per applaudire il nanetto nipponico. Ieri sera un sontuoso nanetto nipponico.

Poi il crollo.
Ma prima c’è stato il calcio.
Poi sale la Samp e cala la tenuta fisica della mediana interista.
Quagliarella fa il 3-2 e soffriamo come al solito la nostra insicurezza.

Bisogna restare lucidi anche in queste fasi. Quando la paura bussa, anche se ha il guanto vellutato di Handanovic, dobbiamo imparare a gestire gli spazi e il pallone, evitando le apnee prolungate, se già si fatica a respirare per l’emozione di essere ormai quasi salvi.

All’inizio della partita, Mauro Icardi corrucciato firmava un libretto importante.
Tralasciando il moralismo per un istante: fa più impressione che ci sia qualcuno che ignori nomi e volti della pagina più macabra della storia recente del mondo o i coglioni che vogliono soltanto si parli di loro e del loro estremismo deviato?
A voi la risposta, io scelgo sempre il genio.

Il genio è una lunga pazienza

Massimiliano Mattiello

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Parlare di calcio è come ballare d'Architettura.