DIALOGHI GENERAZIONALI: LA CANZONE POPOLARE

La lotta tra popolo e padrone nel calcio è paradossale, soprattutto se hai sostenuto illo tempore un certo Arkan, simpatico assassino, criminale di guerra, nazionalista serbo a servizio di vari capi che erano, guarda un po’, padroni reazionari. Contrapposizione ancestrale al popolo.
Detto questo la Juve rimane una vecchia stronza, ma la retorica da lotta continua era divertente e simpatica 50 anni fa.

Invece la tifoseria nerazzurra da sempre vicina ai padroni e alla ricca borghesia milanese sta vedendo esibirsi, sotto 50mila paia di occhi increduli ogni week-end e infrasettimanali eventuali, la squadra più proletaria e operaia della recente storia della beneamata. Incredula del fatto che continui a vincere.

Una squadra lenta che soffre e stenta, ma riesce con le unghie a portare a casa la pagnotta quotidiana, ingegnandosi anche quando di geniale ha poco o nulla. Una squadra di lotta che attende la quadratura perfetta nelle rotazioni in mediana, supportata soprattutto da una buona linea difensiva e l’attitudine al sacrificio di alcuni interpreti.

Ho applaudito Icardi.
Raramente accade. Quando però il 9 è rientrato di quasi 70 metri per chiudere in scivolata una ripartenza Genoana, l’ho sentito più vicino. Poi ha ricominciato a non difendere palla e rimanere rintanato nella sua casetta dorata situata alla fine dell’area di rigore avversaria e l’ho riconosciuto.
È bello avere delle certezze.

Quando Perisic brilla come una lucina natalizia però bisogna trovare soluzioni alternative. Ivan è un cavallo purosangue che suda come un mulo, ma a volte purtroppo somiglia all’asino anche nei ragionamenti. Essendo uno dei miei prediletti, mi riesce impossibile insultarlo. In fondo è stato il più pericoloso del primo tempo nerazzurro.  Adelante Ivan, senza juicio.

Poi c’è Brozovic. Un 16enne al rimorchio. Prima e dopo il palo, il nulla.

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Borja sta affrontando un periodo di clausura. Particolarmente apprezzabile il divieto che lo spagnolo ha imposto a Dalbert sulle sortite offensive. Imperativo poco utile alla squadra, ma che restituisce l’idea delle qualità del brasiliano. Diamogli tempo, più per simpatia che per merito.

Cosa accada nella testa dell’ingenioso hidalgo non ci è dato saperlo. Forse sente il respiro mancare ogni volta che vede passisti nevrotici corrergli attorno. Sembrano libellule che filtrano tra le brecce di quel muro contro il quale si scontra il suo pensiero, la realtà. Valero Iglesias tornerà, come si addice agli eroi, quando ci sarà più bisogno di lui.
Intanto Vecino sembra supportarlo come si confà a un ottimo scudiero. Peccato che i due non riescano ancora a cucire lo strappo tra i reparti. Peccato per loro che davanti abbiano l’indolente croato.

Mio padre in aperta polemica contro la squadra ha trovato in Borja il suo capro espiatorio. Per me è stata una coltellata.
“Non ne contesto la qualità, sarebbe da coglioni, però è moscio”
Boss ma mica deve correre lui, devono muoversi gli altri”
“ahh a noi serviva un vigile, ho capito”
Mio fratello continua a recitare la parte della Svizzera.

“Le ingiurie sono sempre grandi ragioni per coloro che non ne hanno” Miguel de Cervantes

La canzone popolare però si manifesta all’87°. Danilo D’Ambrosio terzino mestierante in area svetta e impatta un cross di Joao Mario. Confuso esulta correndo all’impazzata verso il corner opposto. Spalletti vedendo l’aitante terzino napoletano non resiste e lo limona. Chissà come l’avrà presa Sarri. Chiamò finocchio Mancini per molto meno. Di certo però Luciano non è democristiano.
L’assist è un cross di prima. Senza schemi a due.  Senza traversoni bassi. Senza cercare la conclusione da 30 metri al volo di un incursore. Senza mirare sul primo palo teso a mezz’altezza. Un cross, buono, sul secondo. Come si è sempre fatto nel gioco del calcio.
Un cross diverso da quelli di Antonio Candreva.

Così facendo un ottimo Genoa si arrende ad un inter operaia. Col solito San Samir a mettere pezze le volte in cui la coppia centrale non riusciva ad arginare le sortite rossoblù.  “Capoluogo di regione lombardo senza la O finale” Skriniar guardava Miranda come un devoto guarda la Madonna. Ti prego don Joao non deluderci.  Per 20 minuti poi brilla la luce di un ragazzino ivoriano con la faccia tosta e la leggerezza dell’incoscienza. “Se gioca quanto parla questo è un fenomeno” disse una volta il vecchio, prima di ergersi su barricate di disfattismo. Intanto ci si alza insieme alla canzone popolare, sarà fortuna o palle enormi, saranno cazzi o cazzimma, ma questa squadra rimane avvinghiata al suo terzo posto e alle partite come un cane ai testicoli del campionato.

E scusate se sono prosaico, ma a volte occorre essere popolari.
– 24 punti alla salvezza

Massimiliano Mattiello

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