DIALOGHI GENERAZIONALI: PILLOLE DI COPPA

Viva la Coppa

75 minuti di nulla. Restiamo Umani
Erano anni che non vedevo una partita con così pochi calciatori in campo. E ho visto milan-inter 02! Ma se quella la perdevamo solo in 7, come disse Jose da Setubal, questa dovevamo giocarla in 13 per pareggiare i conti. Miranda, ad esempio, non è entrato in campo; Felipe Melo, non ha mai lasciato Milano, nascosto aspettava il momento di manifestarsi a noi mortali. C’è un Felipe Melo in ognuno di noi: In Banega che perde la sensibilità di tocco e don Joao del cervello. Sostituendo la mollica di pane che ronza all’interno del suo testone pervertito, con quello brillante del difensore neroazzurro.

Ansaldi di tutto il mondo, unitevi!

Scegliete: o tutti insieme in un giocatore capace di fare –non dico bene- ma come qualunque normodotato le due fasi senza infamia o senza lodi; oppure tutti appassionatamente, andatevene a fanculo, andate a zappare, smettete di giocare e iscrivetevi all’Università della vita, che è il massimo a cui potete ambire.

“Non ha più la faccia del suo primo hashish”

Su tutto e su niente

«La Lazio non ha rubato nulla»
«Mica è Lotito»
«Ha meritato di vincere»
«Se diamo alla Juve gli stessi contropiedi, perdiamo 12 a 1»
«Pensi che uno lo facciamo?»
«Credo che un autogol di umiliazione ce lo fanno fare, gli stronzi»

Quel che resta della coppa

Nulla. Abbiamo iniziato benino. Subìto un gol, evitabile con un paio di anni di scuola calcio e minima preparazione sulle diagonali difensive degli estremi arretrati. Reagito tardissimo, perso il nostro miglior difensore, la testa e la dignità prima di terminarla da coglioni. Dimostrando quanto, la vittoria, sarebbe potuta essere alla nostra portata. Fortuna o sfortuna che nel calcio o si è o non si è. Niente spazi per il dubbio, per l’attendismo e il compromesso. Pioli lo sa, e farà del suo meglio per provare a inseguire un posto al caldo sole europeo. Forse qualcosa c’è rimasto. Non vi dico né cosa né dove; arrivateci da soli.
E che cazzo!

Massimiliano Mattiello

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Parlare di calcio è come ballare d'Architettura.