DIALOGHI GENERAZIONALI: SINFONIA DOLCEAMARA

L’ultima volta che ho controllato, le partite di calcio, duravano 90 minuti. 95 massimo. Quasi 100 da quando c’è la Var, mai 25 però.

L’Inter va a Benevento con la storica supponenza di chi ignora completamente cosa sia e dove si trovi il Sannio.  Gli stregoni ringraziano, avessero pareggiato starebbero ancora ballando un orgiastico Sabba.

Esimie teste di cazzo.
Il Biscione come al solito travisa sport. Gioca e chiude il primo quarto convinto del time out. Quando gli fanno notare che la partita si sviluppa su due tempi, un po’ si risente, ma soprattutto entra in sciopero. Comincia a concedere ai giallorossi l’unica arma a loro disposizione: il contropiede. Qualunque squadra normodotata capirebbe che sul due a zero, contro l’ultima in classifica, risulti inutile spostare interamente il baricentro nella metà campo avversaria.  L’Inter, invece, si ferma nell’altro lato e comincia a passeggiare.

Il Sannio è bello per carità e capisco la verve turistica improvvisa che sale in una scampagnata medio autunnale, quando il clima è ideale e le grandi gelate sembrano lontane, però potreste anche iniziare a posticipare le visite guidate dopo i novanta minuti di lavoro. Roma ci ha messo tre guerre per sconfiggere i sanniti. Noi dopo aver accelerato i tempi, potevamo anche evitare di complicarci da soli la vita. Se non altro, per un po’ di rispetto per la mia salute.

A onor del vero, di sofferenze reali, ce ne sono state poche. Ciò che maggiormente ha suscitato l’ira di una parte pensante della popolazione nerazzurra è stata proprio l’approccio. Indolente. Indolente e superbo. E in quest’orgia di Hybris, a decidere l’incontro, è stato proprio il giocatore più testa di cazzo.
Epic Coso.

Metti i soldi in mano a un ciuccio e lo chiamano don ciuccio (antico proverbio napoletano)

Ma vaffanculo.

Mi sono anche reso conto di aver usato più di una volta il termine orgia nella stesura iniziale di questo pezzo. Raro per un sito che giura di non essere porno.
È una copertura, ci stiamo specializzando anche in suddetta branca.

In fondo riusciamo a sfangarla anche questa volta.
Come sempre nella sua storia nerazzurra, Brozovic dopo il gol si esalta prima di eclissarsi nuovamente. Calcia benissimo la punizione del 2-0 poi cala e con lui l’armata Brancaleone e le bestemmie.  Proviamo però a salvare il salvabile. Per il bene delle mie coronarie.
Il salvabile risponde al nome di Skriniar, che per caratteristiche fisiche e mentali pare essere stato creato in un bel laboratorio Slovacco appositamente per Don Joao Miranda. Il brasiliano ringrazia. Poi il resto è tutto riassumibile in un “potrei ma non voglio”. Conclusioni sporche o ritardate. Ritardati sporchi e sconclusionati. Un continuo fumo, un impasto nebbioso, spero soprattutto dettato da una strana forma di assenteismo mentale temporaneo. Perché le prossime due partite vorrei giocarle un filino meglio. Giusto quel tanto che separa fortuna da audentes.

Perché affrontiamo una squadra che ha speso tantissimi soldi nel mercato e dunque è per forza una grande squadra, deve per forza vincerle tutte, è per forza superiore a qualunque altra cosa sulla faccia della terra. Anche e soprattutto più valida della realtà.
E poi c’è quella forte davvero. Quelli in azzurro. Ecco quelli sono capaci. Quelli il calcio lo insegnano.

Quindi caro Luciano, ti prego, chiudi comunque tutti in uno stanzino e picchiali forte, perché fare 3 punti nelle prossime due partite è grasso che cola, 4 è da rivoluzionari. 6 è utopia. Tu sei toscano, sei compagno e sai sognare.
Scegli chi essere in questo terribile Innuendo.

You can be anything you want to be
Just turn yourself into anything you think that you could ever be (Innuendo-Queen)

Mio padre scrive oggi:
“ Il tuo Borja ieri è stato molto criticato. Lucianone invece di mettere l’ala buona, ha messo il petto stracotto”
In questa ardita metafora, l’Inter, è un pollo
“Gastronomico oggi vecchio, ma a tutti è concesso riposarsi ogni tanto”
“Parliamo di cose belle, ho spento la Tivvù sul 2-0 della Juve. Ma si sa com’è la palla”
“Quando fa così, più che rotonda è bella
“Che mi sono perso!”

 

Massimiliano Mattiello

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Parlare di calcio è come ballare d'Architettura.