Dialoghi Generazionali: Apologia Crotonese

L’Inter è una metafora governativa. Sono anni ormai che la base non riesce a svoltare a sinistra. Vuoi per struttura, vuoi per coerenza, il numero di interpreti alternatisi sulla corsia mancina, da (troppi) anni a questa parte, manifestano l’anello debole della catena nerazzurra. Dalbert, ultimo arrivato, è un brasiliano atipico. Difende come un brasiliano ma attacca con l’indolenza di un’aspirapolvere il tutto unito ai tempi di gioco tipici di Guarin o Kondogbia. Uscito l’ex Nizza è entrato Nagatomo. 200 presenze con la maglia dell’Inter. DUECENTO. Al Cesena, il nipponico, ne ha fatte 16. È un secolo che facciamo beneficenza.

“La fine del giorno sta tutta qua”

Il Crotone corre. Corre appena conquista palla, corre appena ha la possibilità, corre appena vede la breccia, il Crotone è un criceto impazzito e per il primo tempo noi siamo la ruota. L’occupazione degli spazi e la vitalità della mediana calabrese mettono Borja in difficoltà. Il castigliano ritiene la corsa un’offesa al gioco del calcio. “Il pallone non suda” diceva il Divino, il pelado discende dalla stessa scuola di pensiero del maestro di Caldogno. Fermo, osserva e ragiona.

Più ragiona però e più si avvicina ad un’orribile verità. Anche il fisico vuole la sua parte e il centrocampo dinamico di Nicola è una manifestazione deprecabile di questo concetto. I mulini a vento contro cui si abbatte il play ex viola, lo fanno apparire più simile a Ronzinante che all’eroe di Cervantes, ma il 20 non perde un pallone.

Il gioco passa da lui. Il piede è fatato e sopperisce la lentezza di gamba con quella più alta di pensiero. Ogni suo tocco di palla è in previsione del movimento successivo. Ogni suo movimento successivo è in previsione della migliore ricezione possibile. Il problema grave è che questa altissima nobiltà d’azione si scontra con la cruda e rude prestanza fisica calabrese. Filosofia e pratica sono due rette parallele che, quando si incontrano, non si salutano.

 

Rimani a guardare,
Come diavolo fanno a riprendere fiato

Per 80 minuti la partita è scossa più dai miracoli di San Samir che da qualche concreta avvisaglia offensiva. Tolto la Joao mariata del primo tempo, il solito tiro vezzoso alla portoghese, che si conclude triste sul fondo di poco senza mai aver pagato il biglietto, poco si ricorda dell’inter.

Loro invece sembrano più consci dei propri mezzi. Pochi per carità, ma pur sempre validi. Handa allora deve usare il fisico su Tonev e i riflessi migliori su Rohdén. Poi succede che la fortuna non intenda ancora riscuotere i suoi crediti. Un pallone danza nell’area calabra, si impenna più volte in un batti e ribatti tra duellanti vari ed eventuali. “Nome comune slovacco” Skriniar ingaggia un duello atipico contro tutto, dalla coordinazione al buon senso. Stoppa male, controlla peggio, cicca una volta, rigira su se stesso, la palla resta lì, punta. 1 a 0 Inter. L’armadio venuto dall’est si dimostra un’intuizione niente male. Un enorme cazzotto in faccia a chi ancora non si capaciti dell’intelligenza del mercato interista.

Dopo dieci minuti, curioso leitmotiv delle ultime partite, l’inter raddoppia. Joao fa il sarto e cuce per Perisic. Ivan segna, Spalletti implode. Ivan è gioia per i miei occhi. Inoltre fa quello che pensa Candreva, con la differenza che lui lo fa bene. Oltre ad essere l’unico in grado di tenere in piedi la laterale sinistra. Luciano, compagno da Certaldo, è un calcio in culo a Cesare Ragazzi. Come me, come Borja, ha più idee in testa che capelli. Anche quando inserisce Ranocchia, sono sicuro che ognuno di noi, nel profondo, ha tirato fuori il più paternalistico dei suoi sorrisi.

O una chiarissima grattata di coglioni.

 

“Il calcio è uno sport strano, 11 contro 11 poi vince chi ha più culo, vecchio”
“11 contro 11?” Domanda retorico
“Devi smetterla di vedere il Basket, ti stai dimenticando gli altri sport”
“No, no. Noi giocavamo in 10. Quel biondino là davanti chi cazzo era?”
Siamo 5 a 1 per te Mauro, continua a segnare e forse mi convincerò di non aver mai capito un cazzo di calcio. Ma esulterò ad ognuno dei tuoi gol. Come ho sempre fatto. A volte mi sentirai anche dirti bravo. L’opportunismo non vuole padroni.
Per il momento restiamo in alto, per quel che conti, per quanto possibile. Pronti all’inverno come sempre.
A meno 28 dalla salvezza.

 

Massimiliano Mattiello

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