Inter: quel momento della stagione…

Dovete perdonarmi se a un certo punto sono sparito, ma è arrivato quel momento della stagione dell’Inter che ti prosciuga la voglia di vivere e soprattutto che ti fa pensare su cosa si possa scrivere in un articolo intero che non abbia già espresso interisti.org in dieci parole. Poi, affinché il tragico si tinga di una sfumatura di grottesco, si è andati a fare punti in casa della Lazio. Capito, no? Perdi col Crotone, col Genoa, con la primavera dei Salesiani di Tagliacozzo ma all’Olimpico, con questa Lazio, vinci 1-3; e proprio quando sai da poche ore di essere fuori dall’Europa League. È un mondo difficile.

 

Ma nel frattempo è successo un po’ di tutto, tipo Ausilio che sbrocca e punta il dito sui giocatori, che non fanno gruppo e si dividono in fazioni legati alla nazionalità, mannaggia. Questa cosa dei giocatori che si separano in base alla nazionalità è davvero incredibile, chi l’avrebbe mai detto. Essendo interista, ero convinto che se tu prendi trenta persone di venti nazioni diverse alla fine poi tutti andranno d’amore e d’accordo, per comunicare useranno le coccole e una lingua comune tipo l’aramaico e poi il lunedì sera usciranno tutti insieme per festeggiare l’ennesima vittoria guadagnata grazie allo spirito di squadra e alla fratellanza tra i popoli. Deve andare per forza così, no? Voglio dire, altrimenti non si spiegherebbero le campagne acquisti degli ultimi vent’anni.

 

La cosa positiva è che nessuno, mi pare, se la sia presa con Pioli, che davvero non c’entrava niente in questa situazione. Così come non c’entrava nulla De Boer, nonostante nei tre mesi di permanenza alla Pinetina abbia dovuto sopportare una campagna mediatica avversa che manco il povero Pacciani, martire delle malelingue. Ripercorrendo le tappe: l’olandese fu scelto dal presidente uscente (a proposito: perché Thohir è ancora lì?) a fine agosto, dopo l’esonero inspiegabile di Mancini, a preparazione atletica e campagna acquisti completate, per avere risultati immediati. Lui, risultati immediati, che non aveva mai allenato fuori da Amsterdam e che proponeva un tipo di calcio – di scuola olandese – abbastanza complicato da assimilare. Quindi questo un giorno d’estate riceve una telefonata dall’ottimo Thohir che gli dice: “Ehi senti, io qui ormai non conto più un cazzo, ma voglio fare vedere ai cinesi chi è qui il campione di cazzate. Ho  appena cacciato Mancini, vuoi venire tu?”.

 

L’unica, imperdonabile colpa di De Boer è stata accettare. Di sicuro gli avranno promesso pazienza e comprensione, ma lui non avrebbe dovuto fidarsi. Eppure De Boer ci ha provato, a farli giocare a pallone, ed è stato l’unico ad avere il coraggio di tenere fuori quel bidone di Kondogbia. Ma non è finita qui, perché i cinesi ovviamente non ci stavano a farsi battere nell’ambito torneo delle cazzate, quindi in una situazione del genere che fanno? Cacciano l’allenatore. Noi all’Inter quella è l’unica cosa che abbiamo vinto: il trofeo delle cazzate. Per l’era Pioli non ho nulla di particolarmente brillante da dire se non che, se la stessa formazione prima le vince praticamente tutte, e poi BUM di colpo le perde praticamente tutte, probabilmente non è colpa dell’allenatore. Mi auguro che si faccia pulizia.