Dialoghi Generazionali: Politicamente Corretto

È già tragedia.
Neanche il tempo di un amen. Pianti greci e prèfiche. Alcuni si strappano i capelli, altri passano dal biondo al calvo. I saggi nicchiano, folte chiome non ne hanno mai avute.  Un popolare quotidiano sportivo, del colore che il sessismo attribuisce al gentil sesso, racconta come il crollo fosse inevitabile, che dobbiamo sparire, che siamo sporchi e cattivi. Traditori e nemici della patria. Inoltre siamo colpevoli di tutte le ultime sconfitte dell’umanità, guerre puniche a parte. Alla quinta di campionato, l’Inter chiamata alla ribalta, ad invertire il trend delle ultime annate, è tutta da buttare. Da rifare, da distruggere e cancellare. Rea di aver pareggiato a Bologna. Pareggiato male, malissimo a tratti, ma pareggiato punto.  Dopo 4 vittorie consecutive, fortunose per carità, ma comunque fieno in cascina in previsione di un campionato complesso e combattuto.

D’altra parte non poteva essere altrimenti.
Le avvisaglie calabre avevano dimostrato come il gioco lento dell’Inter spallettiana non potesse sostenere i ritmi rapidissimi di un centrocampo dinamico. Il Bologna è equipe organizzata. Veloce e ben strutturata. L’umilissimo Verdi  (“Credo che le mie qualità tecniche siano indiscutibili” dirà di se stesso a fine partita il 9 pavese) è un dito nell’orifizio più in ombra del corpo umano. “Il ragazzo si farà anche se ha le tempie strette”. Ieri hanno anche scoperto fosse ambidestro, domani la sua nuova fiamma, dopodomani il numero di scarpe. Chi ha avuto serissime difficoltà a capirci qualcosa è stato Nagatomo. Il buon Yuto, pezzo pregiato di marketing, ignora ancora i fondamentali. Che altro dire, infierire è diabolico. Madre natura è ingenerosa.

 

Sono un ragazzo umile

Linea arretrata e centrocampo svogliato, finestre appannate dalle folate felsinee. I 4 davanti non pervenuti. C’è stata una fase di gioco meravigliosa in cui Candreva ha tentato un numero ragguardevole di cross, centrando sempre Donsah. Se Candreva sia più scarso o più razzista, non spetta a noi deciderlo. Di certo colpire il diretto avversario anche dai (ripetuti e inutili) calci d’angolo mi pare un accanimento vigliacco. Dal canto suo il centrocampista ghanese ha spiegato i concetti fondamentali del gioco del calcio in tutte le lingue possibili, siano esse di rottura e di creazione. I nostri però, piccati, non accettano consigli da nessuno.

Joao Mario sembrava comandato a distanza da un’ameba parassitario, presente nel corpo di un individuo nato da una relazione scabrosa tra Guarin e Alvaro Pereira.
Perisic ha fatto il Perisic a tratti, come un’impressionista.
Mauro “oltre il rigore niente” Icardi, nomen omen, volubile come i suoi capelli.
Con buona pace dei parrucchieri milanesi.

Capelli, capelli
Sono andati via
E non torneranno mai

Principale fautore e fomentatore delle polemiche contro la squadra è stato il vecchio.
“Se non avessimo avuto culo dall’inizio del campionato, avremmo gli stessi punti dell’anno scorso.” Esagera.
L’Atalanta così ce ne fa 100”. Rincara.
“Sai che succede se giochi così col Napoli?!”
So’ cazz’
Oltre a offese invereconde e oltraggi al pudore comune che non sto qui a ripetere perché ho paura di pochissime cose tra queste però, oltre agli squali bianchi, spicca il Moige.

La sua medicina è un cambio di modulo.
Io credo occorra solo velocizzare la manovra.
Mio fratello ride, usa Nagatomo come insulto,  applaude al gol di Verdi, si incazza con distinta superiorità. Poi si sofferma sulla gradazione di colore di Spalletti. Dal nero “Forte dei Marmi”, al rosso “manifesto anni ‘60” passano un paio di stop di Joao Mario.

Luciano si sofferma ai microfoni, “Nel calcio serve faccia tosta”. Giusto compagno, ma anche avere un paio che corrono in mezzo farebbero comodo. Ad esempio  Brozo come riserva non aiuta. Contro il croato la mia è una battaglia personale. Detesto gli indolenti, odio la sregolatezza non avallata dal genio. Non sopporto la spocchia di chi non ha dimostrato mai nulla e vanta crediti verso i suoi creditori. Piccolo stronzetto insolente.

“se non segnate vi sgozzo le mamme”

Affrontiamo la prima battuta d’arresto, con un paio di consapevolezze:
1) Io porto sfiga, questo è sicuro. Torno a scrivere per Tacchetti e pareggiamo.
2) Tacchetti è un magazine di grandissimo livello. Pur avendo fede comune, mi permette di scrivere ancora, nonostante il punto uno.
3) Dovremmo cominciare a pensare di diventare a pagamento.
4) “Questa squadra ha bisogno di tempo”. Qualcuno dirà.
5) Le prèfiche sono quelle che venivano pagate per piangere ai funerali, io speravo fosse uno stato mentale o una improbabile parte anatomica.

 

Massimiliano Mattiello

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