Tiziana Cairati ti spiega l’Inter

Tiziana Cairati ha celebrato l’arrivo di Claire Lewis nel management dell’Inter con un bell’articolo su Repubblica, che le rende onore e dà lustro al giornale su cui scrive e all’intero albo giornalistico italiano. In tale articolo, viene affrontato con esimio senso critico, dovizia di particolari e rigore logico il grave problema dell’afflusso di dirigenti stranieri in società italiane, tema particolarmente caldo grazie anche agli illuminati interventi del signor Tavecchio, candidato alla presidenza della FIGC, su extracomunitari e banane.

Tiziana Cairati, giornalista Repubblica e La Stampa, organizza il suo fine ragionamento in tre paragrafi. Esordisce con un colpo di cannone, dimostrando una straordinaria conoscenza dell’inglese, pari, anzi, grazie alla sua italianità, azzarderemmo quasi superiore, a quella della signora Claire Lewis: Ladies and gentleman. Ebbene sì, signore e signore, Tiziana Cairati è in pista e niente sarà più come prima. Segue un rapido elenco delle compagnie alle quali la Lewis ha prestato i suoi servigi, nomi di poco conto quali Apple, MTV ed EMI, ed il copia-incolla del benvenuto di Bolingbroke, CEO dell’Inter, anche lui marchiato col segno nefasto del dirigente straniero.

E poi l’attacco. Perentorio, cosmico, esaltante. Basato su fatti autentici. La Lewis va a rimpolpare il gran numero di dirigenti provenienti dall’estero. Il gran numero è il seguente: Bolingbroke, Williamson, Van Huuksloot, la Lewis stessa. Il resto, al netto delle figure collocate dall’indiano Thohir nel CDA, italiano. Non sappiamo da quante generazioni e non sappiamo quindi se agli occhi della Cairati questo possa valere, ma Piero Ausilio, Marco Fassone, Roberto Samaden, Walter Mazzarri e compagnia, ci risulta parlino ancora la favella italica.

La Cairati riprende. E’ un crescendo rossiniano che toglie il fiato, con vette di lirismo del tardo romanticismo italico:

 L’Inter agli interisti è addio. Lo slogan e certezza dei tifosi sono stati cancellati in un là. L’anima dipinta con i colori del cielo e della notte non c’è più. 

Non troviamo traccia di questo slogan e certezza del tifoso interista che dovrebbe essere stato cancellato in un là (ma come avverbio o la come nota musicale? Tiziana Cairati, ci faccia sapere). Al massimo risulta negli annali qualcosa del tipo “Italia agli italiani”. Voleva dire questo, signora Cairati?

 A tutto ha pensato il presidente Erick Thohir. Che ha sradicato le radici meneghine della società cancellando in un battito di ciglia le origini di un club che dal 1908 parla italiano e la cui squadra milita nella Serie A. 

L’indiano Thohir si è reso colpevole di aver sradicato le radici meneghine della società Inter. Una società, lo ricordiamo alla signora Tiziana Cairati, giornalista Repubblica e La Stampa, il cui nome per intero è Internazionale e nel cui motto è contenuta la frase “perché noi siamo i fratelli del mondo”. Non una combriccola di avvinazzati dipendenti dal Borghetti, non una ciurma di travestiti reduci da Viale Zara: forse per lei, Signora Tiziana Cairati, l’Inter parla italiano. Forse è solo perché è l’unica lingua che lei capisce.

Però grazie per averci ricordato che l’Inter milita in Serie A, qualche lettore di Repubblica magari se lo era scordato.

Terzo e ultimo paragrafo della signora Cairati. La musica è assordante, parole come sciabole, concetti affilati. Indro Montanelli in cielo si mangia le mani.

Grandi professionisti sono sbarcati ai piani alti della società, c’è chi si occupa dei conti, chi dello stadio, chi del marketing. Tutti anglofoni, ma soprattutto troppo lontani dalle dinamiche del calcio italiano. Dirigenti esperti con curriculum vitae invidiabili, ma senza esperienza in Italia. Un Paese che vive il calcio in maniera totalizzante che nulla ha a che fare con States, Olanda, Inghilterra. Senza offesa, ma sono mondi lontani, troppo, per chi il pallone lo vive più con il cuore che con la ragione.

Quindi, riassumendo. Il valore di un dirigente di una società lo si capisce dalla sua esperienza in Italia. Una nazione nel pieno del suo sviluppo economico, dove non c’è corruzione, dove c’è libertà, dove chi arriva a scrivere per le principali testate giornalistiche italiane lo fa per evidenti meriti acquisiti e non per qualche santo in cielo. Niente a vedere con la rozza America, la sporca Olanda (o voleva dire Paesi Bassi?) e la prezzolata Inghilterra, nazioni che guardano all’Italia con invidia e ammirazione. Meglio avere Ivan Ramiro Cordoba come Team Manager e Milly Moratti come direttore artistico, con la loro milanesità genetica o acquisita sul campo. Meglio gente che vive il calcio in maniera totalizzante, che aizza scontri, faide, guerre intestine, meglio il mandolino e la pizza, piuttosto che il cervello, l’esperienza ed il merito. Meglio il pallone di marmo da 5000 euro, il bivano ed il cane Lillo.

Ratio, conti, bilanci, debiti, passività e attività sono, invece, le nuove linee guida dell’Inter. La ‘specialità’ i dirigenti stranieri. Il rischio ipotizzabile – in assenza di italianità ai piani alti della società – è un tracollo parziale sul territorio italiano.

Qualcuno spieghi alla signora Tiziana Cairati, giornalista Repubblica e La Stampa, che ratio, conti, bilanci, debiti, passività e attività (?) sono il cardine di ogni società. Qualcuno spieghi alla signora Tiziana Cairati che se l’attuale dirigenza è (pare?) così ossessionata dal bilancio è a causa della scellerata gestione precedente, capace di creare un pauroso buco di bilancio e di svalutare in un battito di ciglia una squadra che una manciata di anni fa era sul tetto del mondo. Qualcuno spieghi alla signora Tiziana Cairati che italianità è un termine che non esiste, o quantomeno, non esiste più dai tempi della caduta del nazismo. E qualcun’altro spieghi ancora alla signora Tiziana Cairati che allo stadio la gente va per vedere una squadra, la maglia indossata da undici giocatori che in quel contesto storico hanno la fortuna e l’onore di vestirla, e nessun tifoso di nessuna squadra al mondo va allo stadio per festeggiare il fatto che il presidente è milanese, italiano, indonesiano o un ramarro marrone.

Sarà pur vero che il marchio Inter ha ancora mercati oltre frontiera dove non è abbastanza conosciuto e dunque ha necessità di manager cha abbiano esperienza soprattutto fuori dai confini nazionali. Ma è altrettanto vero che sarebbe in qualche modo saggio cercare di mantenere radici italiane in un club della Serie A.

L’unica cosa pur vera di questi tre paragrafi della signora Tiziana Cairati, giornalista Repubblica e La Stampa, è che valutare il nuovo staff manageriale dell’Inter, o di qualunque altra squadra o società italiana, su criteri di nazionalità, o peggio ancora, di regione – Thohir, per favore, la prossima volta come direttore marketing mettici un sardo -, è un discorso intellettualmente illogico, limitante ed astringente, fuori tempo e fuori luogo. E’ quasi come affermare che di calcio le donne non dovrebbero scrivere.

  • Sfaso86

    Applausi.

  • JJabrams_Vendi e spendi, Pié!

    ‘Saggerrimo’. Sembra quasi scritto da un italiano 😀

  • Luciano pazzola

    Caro claudio (minuscolo d’ordinanza), scusa se sono Sardo (maiuscolo d’ordinanza) e interista, cercavo proprio un cervello come il tuo per illuminarmi sulla retta via delle capacita’, la signora tiziana avra’ toppato alla grande sull’articolo pro’ o contro l’Inter ma credo che tu abbia toppato almeno quanto la signora Tiziana… Ti ricordo anche che pizza, mandolino e sardo hanno portato l’italia in alto… Attenzione caro claudio ad non essere trasferito per punizione in sardegna, anzi augurati di esserlo perche’ cosi vieni a vivere in un posto dove il cervello sta dentro la testa della persona e non in fuga come il tuo. Con simpatia Luciano Pazzola interista e sardo D.O.C.

    • Ciao Luciano, mi sa che non hai capito il riferimento al sardo nel finale. E’ proprio il contrario di quello che hai capito te ed era una provocazione verso l’autrice del testo “razzista” originale. Ho più amici sardi che lombardi.
      Con affetto,
      Claudio

      • Luciano pazzola

        Sara’, ma leggendo il tuo articolo appare l’esatto contrario di quello che tu mi vuoi far credere, se ho capito male ti chiedo scusa. Buona giornata.

        • Ti posso spiegare meglio. Tiziana ha criticato l’assunzione di un dirigente straniero, sottolineando la “meneghinità” dell’Inter. Nella chiusa, ho scritto “Thohir assumi un sardo” (avrei potuto dire siciliano o che altro) per provocazione, per vedere se l’ottima Tiziana, anche in quel caso, avrebbe da lamentarsi del mancato rispetto della tradizione milanese. Spero sia chiaro. 🙂

          • Luciano pazzola

            🙂

  • catullio (patience and hope)

    Scusate la mia ignoranza, ma sta Cairati?
    Chi è ?
    Il neo Gianni Mura in gonnella?

  • Entius

    Il buon José Mourinho avrebbe liquidato la cosa dandogli il giusto nome: Prostituzione Intellettuale.

  • fabio_matera

    Quelli che volevano l’Ambrosiana al posto dell’Internazionale avevano l’abitudine di sfilare in camicia nera col braccio teso. Fa piacere scoprire che Tiziana Cairati di Repubblica, nel 2014, ragiona allo stesso modo di quelli. Senza contare che la gestione italo-meneghina tutto cuore ed “interismo” (salvo scaricare Mazzola od Oriali senza tanti complimenti..) di Moratti figlio ha portato la società al tracollo economico e tecnico appena un attimo dopo averla ricondotta al livello che le spetteva

  • HaranBanjo

    Immagino mentre scrive gli articoli continui a scacciar le mosche con la coda.

  • Dydsix reloaded

    grazie claudio

  • Zaffo-Perdonali Erick

    Date una medaglia a chi ha scritto questo articolo !

  • Ottimo, niente da aggiungere.
    Complimenti per l’articolo

  • UMBERTO

    TIZIANA #VAFFANCULO
    FORZA INTER SEMPRE

  • Francesco L.

    Che poi sarebbe «gentlemen», che poi sarebbe «curricula», che poi Repubblica sarebbe la testata nazionale e porcaddio.

  • kolyvanov

    articolo meraviglioso.
    Grande Claudio.

  • alessandro

    Ma scusate, io lo slogan “l’Inter agli interisti” non l’ho mai sentito. Ricordo invece un “milan ai milanisti” del ragioniere e del cavaliere. Ma vuoi vedere che per la giornalista milan e Inter son, più o meno, la stessa cosa?

    • Davide Libanese Scarpa

      Dalle sue parole sembrerebbe quasi di sì…

  • Vernauta

    Pura prostituzione intellettuale da parte di madame… Attendiamo ancora articoli pseudosatirici come il suo all’indirizzo della banda bassotti biancorossonera. Il livore di questi pennivendoli ci fa comunque capire che, mentre l’Inter si sta dando un assetto moderno, il resto del calcio italiano deve ancora uscire dal medioevo. Come il resto del paese, obviously.

  • L’Acutangolo

    ma tu sei un Dio! Chapeu!

  • Aplusk

    Vi siete mai chiesti che cosa dica l’inno della Champions League?
    http://dietroalpallone.com/che-cosa-dice-linno-della-champions-league/